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Editoriale 03/2026
Soul
Il consiglio è di andare a vedere Marty Supreme di Josh Safdie. E di recuperare The Smashing Machine di suo fratello, Benny. Due film che riflettono sulle magnifiche sorti (non troppo) progressive del sogno americano. Ma non solo, naturalmente. Il primo con la storia di un giovane (interpretato da Timothée Chalamet), che negli anni 50 è ossessionato dal dimostrare al mondo di essere il miglior giocatore di ping pong. Il secondo, nel film uscito il 19 novembre scorso, con quella, anch’essa ossessiva, di un lottatore di MMA (lo interpreta Dwayne Johnson), tra la fine degli anni 80 e 90. Due film su due sportivi. Due film in costume. Due period movie, come si dice. In quello di Josh, Marty Supreme, si sente una tensione che si sta muovendo in tantissimo cinema intorno. Cioè quella di proporre, allo spettatore, un cinema come dovrebbe essere: la macchina da presa cerca di mettere in risalto il fine operato su costumi e scenografie; il quadro si allarga per contenere il maggior numero comparse, in carne e ossa, non digitali, intente a giocare a tennis tavolo o a riempire le strade; la grana della pellicola riversata dà consistenza analogica, tattile, lontana dal flusso pixelato dello streaming; la durata (150 minuti) chiede al pubblico attenzione lunga e continuativa, rilanciata e stimolata da una narrazione a rotta di collo; la direzione degli interpreti (dal nuovo divo Chalamet alla stella caduta Gwyneth Paltrow, da Abel Ferrara padre putativo a La tata Fran Drescher, fino al cameo di David Mamet) lascia loro la possibilità di recitare sopra le righe e di riflettere/ammiccare/giocare con la propria storia, esplicitando un vero e proprio godimento per l’arte dell’attore al lavoro; la colonna sonora (curata da Daniel Lopatin, ovvero Oneohtrix Point Never) si muove dalla giusta misura drammatica, dal commento che accompagna e esalta l’evolvere delle scene, oscillando tra l’ovvia e ironica didascalia a un controtempo astratto. E così via. Come The Brutalist (ma anche naturalmente come Una battaglia dopo l’altra), siamo di fronte a un cinema che vuole dimostrare di essere fatto come dovrebbe, come in un ritorno al passato, in un’archeologia di se stesso, che lo distingua dalle immagini intorno. Un cinema-cinema che si vuole fortissimamente preservare, portare nel futuro. Anche la trama è associabile a una certissima tendenza del contemporaneo, figlia comunque di certo cinema newyorkese qui omaggiato e non solo del panorama mediale sovreccitato e disturbante in cui viviamo: come Anora o Una scomoda circostanza - Caught Stealing, per esempio, siamo di fronte a film (figli di Scorsese, direi) che opprimono il personaggio principale e il suo mandato con una serie infinita di stimoli ed eventi che rischiano di far perdere il centro, un mondo caotico e invadente che non si limita a fare da sfondo, ma entra, aggredisce, ostacola, distorce, umilia (qui con parentesi alla Lola Montès, in cui il protagonista è ridotto a freak da esposizione) il viaggio dell’eroe. Come il film di Benny, anche Marty Supreme finisce col ridimensionare il sogno del protagonista: in The Smashing Machine (film maggiormente rigoroso e scientemente teorico, laddove questo è smisurato, travolgente, compiaciuto) la fine dell’ossessione portava Mark Kerr a diventare reale, se stesso, in carne e ossa, agli occhi dello spettatore. Qui consente al protagonista di sgombrare lo spazio per diventare finalmente adulto, spostando il coming of age dallo spettacolo dello sport a quello che può offrirgli la realtà. Una compagna, un figlio, cose che aveva lasciato in sospeso per correre verso l’obiettivo. In entrambi i casi, i finali non sono né epici né tragici. Sono il segno di una visione del mondo meno infantile, non legata a modelli precostituiti, ideologie imposte, ideali pubblicitari smerciati. Certo. Ma forse anche un’idea di mondo rassegnata, esattamente come in Soul della Pixar (ve lo ricordate?). Un cinema-cinema, che guarda indietro nel tempo, sì, ma che non sospende l’incredulità, illudendosi d’essere protagonista, di poter cambiare le cose del mondo.




