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Dario Stefanoni dice che La scimitarra del saraceno è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 06:30.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

In edicola: Martedì, 4 Agosto, 2020

Franco Maresco e la censura di RaiCinema, Lost Highway su Peter Sellers e Jim Jarmusch, 4 film d'autore restaurati al cinema, Serial Graffiti sulle serie di David Simon, guida e segnalazioni di contenuti in streaming, locandina di Paterson di Jim Jarmusch e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Fiore d'acciaio

Dolce, delicata, romantica. Ma quella bellezza pudibonda, quella fragilità indifesa erano pura apparenza, come rivelavano gli occhi, dove all’improvviso brillava una sfida, e il sorriso, nel quale ogni tanto baluginava l’ironia (o, con il passare degli anni, la follia). Olivia de Havilland, morta il 26 luglio a 104 anni, tutto era fuorché buona, come la rotondità rassicurante di viso-occhi-corpo faceva supporre, consegnandola, almeno nella prima parte della carriera, a ruoli di eroina in pericolo, quella da salvare, quella votata al sacrificio. Non solo Melania (che in realtà fragile non è, se non nel fisico), ma le tante damigelle che interpretò negli anni 30 a fianco di Errol Flynn, da Capitan Blood a La storia del generale Custer, la portavano in quella direzione (per di più era sotto contratto alla Warner, studio prettamente maschile, di gangster, avventure e thriller, dove c’era già un’attrice dominante e “cattiva”, Bette Davis). Il ruolo di Melania le consentiva di uscire dall’ombra ingombrante di Flynn e di guadagnare spessore. E così Olivia s’ingegnò per costringere Jack Warner a “prestarla” alla MGM. La corsa, si sa, era per Rossella; ma lei volle Melania. Il suo fidanzato di allora, Howard Hughes, quando vide le foto delle prove costumi e acconciature, inorridì per come l’avevano avvilita («Ti hanno persino schiacciato il seno!»), ma era stata lei a impuntarsi su quella pettinatura con le due bande lisce che appiattiscono il viso. Ottenne, a 23 anni, la prima nomination all’Oscar. La seconda, come protagonista, arrivò nel 1942, per La porta d’oro di Mitchell Leisen; ma questa volta la statuetta le fu sottratta dalla rivale di famiglia: la sorella minore (di 15 mesi) Joan Fontaine, per Il sospetto di Hitchcock. Una faida leggendaria quanto quella di Feud, la serie cui De Havilland ha fatto causa (a 101 anni) perché si è sentita oltraggiata da come Catherine Zeta-Jones la rappresentava. Ma ai tribunali era abituata: fece causa infatti (a 27 anni) alla Warner, che tentava di estendere di sei mesi il suo contratto scaduto. Alla fine vinse e a tutelare gli artisti nacque la “legge De Havilland”. Quanto ai rapporti con la sorella, è noto, non si parlarono per decenni: e dire che condividevano quell’aria timida e signorile, entrambe parevano Ruth, la gemella buona di uno dei suoi film più inquietanti, Lo specchio scuro, del 1946, dov’era anche l’altra, Terry, la psicopatica pericolosa. Non fu Oscar (che arrivò l’anno dopo con A ciascuno il suo destino di Leisen), ma il noir di Siodmak anticipava i risvolti oscuri della sua personalità, che esplosero in La fossa dei serpenti di Litvak (paziente in un manicomio) e soprattutto in L’ereditiera di Wyler, dov’è sì un’insignificante signorina vittima del padre e di un cacciatore di dote, ma con una formidabile rabbia vendicatrice in corpo (secondo Oscar). E poi, nel rilancio thriller horror delle star anni 40, la signora intrappolata nell’ascensore di Un giorno di terrore di Grauman e la cugina povera di Piano... piano, dolce Carlotta di Aldrich, dove la vera carogna è lei e non la stralunata Bette Davis. «Ha il cervello di un computer nascosto dietro quegli occhi da cerbiatto», disse di lei Jack Warner. Nella vita e nel lavoro, un vero fiore d’acciaio.

L'altra Hollywood

L'ultima creazione per Netflix del prolifico autore Ryan Murphy racconta l'industria del cinema del dopoguerra e immagina di riscriverne la storia. Una miniserie che non può (e non vuole) lasciare indifferenti, e infatti ecco l'opinione di cinque firme di Film Tv: una recensione, un editoriale e tre punti di vista.

Piombo, sangue & rock'n'roll

Poco noto in Italia, S. Craig Zahler è autore di western, horror e noir decisamente originali. I suoi due ultimi film, Cell Block 99 - Nessuno può fermarmi, e Dragged Across Concrete - Poliziotti al limite, sono disponibili rispettivamente su Netflix e Sky GO, mentre il suo esordio Bone Tomahawk con Kurt Russell si può trovare su Prime Video. Un'occasione per scoprire il cinema eccentrico di un personaggio sfaccettato (anche musicista heavy metal alla Rob Zombie e scrittore) e decisamente non conforme. Nostra intervista esclusiva e approfondimenti sui film.

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Californiano, figlio di un ballerino di Broadway, Mahershala Ali ha bazzicato più tv (Luke Cage, House of Cards) che cinema. Ora, con Moonlight (ma è anche nel cast di...

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Domani John Turturro​ compie 60 anni. Sky Cinema Cult​ festeggia il compleanno dell'attore americano programmando quattro film.

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I David di Donatello sono i premi “ufficiali” del cinema italiano. I nostri Oscar, i nostri César. C'è stato un tempo nel quale godevano di un certo riconoscimento anche all'estero, specie negli...

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24 Febbraio 2017

Del mio grado di conoscenza della lingua inglese non frega giustamente niente a nessuno. Ne parlo solo per cercare di coinvolgervi in una riflessione ardita. Diciamo che secondo gli standard dell...

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L'incontrovertibile e l'opinabile nelle critiche a La La Land. Ad esempio: la sgangheratezza di alcune scene è facilmente dimostrabile, dal finto piano sequenza iniziale alla poca...

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Multisala d’essai di un capoluogo di provincia. C’è anche un bar, con ottimi avventori, whiskey irlandese e birre artigianali. Domando a uno degli audaci gestori (perché gestire un multiplex d’...

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Per evitare di commentare fatti alternativi conviene a volte restare sui numeri, che non dicono bugie. Leggendo il rapporto sui dati del mercato cinematografico 2016 di CINETEL si fanno scoperte...

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