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Oggi Free
Simone Emiliani dice che L'aquila solitaria è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine Sony alle ore 07:40.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

In edicola: Martedì, 23 Ottobre, 2018

Intervista a Christian Petzold, Lost Highway su Harun Farocki, Intervista al creatore di Mad Men, Matthew Weiner, I migliori film italiani: Anna, Intervista a Antonio Capuano, Serial Minds di Big Mouth, locandina di Halloween: The Beginning di Rob Zombie e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Ho visto cose

«Intorno a me risplendono i bit. E i bit sono in me. I dati, il codice, le comunicazioni. Nei secoli dei secoli, amen». La preghiera la recita ruotando su se stesso, in quattro tempi, sostituendo ai punti cardinali il nome di profeti del computer (Turing, Von Neumann, Babbage e Lovelace: e così sia). Lui è Anders Sandberg. Un transumanista. Uno che crede, cioè, nel post-umano. Nello sconfiggere la morte, per esempio. Come? Apriamo il catalogo. Modello n. 4, Transcendence: archiviare il proprio sapere in chiavi USB. Sennò, sull’esempio di puntate di Black Mirror e XFiles, fare upload di se stessi in un cloud. Oppure essere ibernati via criogenesi, come buoni ultimi indicano Wayward Pines e Don DeLillo in Zero K («Tutti vogliono possedere la fine del mondo», scriveva nell’incipit...). E, se non si è benestanti, farsi conservare solo il cervello, previa decapitazione, come in Futurama e in tanta sci-fi d’antan. Etc., etc., etc. Di questo racconta Essere una macchina di Mark O’Connell (Adelphi, pp. 260, € 19), solo che è un viaggio allucinante nella realtà, e non nella storia di cinema, letteratura e tv. Cosa resterebbe di umano in una macchina in cui sono inseriti, come fossero dati discreti, i caratteri delle persone, in righe di 0 e di 1? E che ruolo mantiene, l’anima, in questa fede prometeica? E mentre in 6/5 - La rivolta delle macchine (Nero Editions, pp. 292, € 20) Alexandre Laumonier descrive l’estinzione dell’uomo di borsa (ricordate L’eclisse? O Wall Street?) soppiantato da algoritmi, e Ed Finn si chiede proprio: Che cosa vogliono gli algoritmi? (Einaudi, pp. 264, € 20), Netflix e Google compresi (vedi Film Tv n. 23/2018), il nostro Simone Arcagni se ne esce con un brillante saggio di rigore teorico e ampi confini culturali, che è insieme una storia dell’occhio informatico e un tentativo di costruire intorno a esso un contesto filosofico: L’occhio della macchina (Einaudi, pp. 264, € 20), un volume che studia la computer vision descrivendo come e cosa vedono, queste macchine, come competono con noi e come cambiano la nostra visione, i nostri occhi, la nostra mente, il nostro modo di raccontare, in tempi in cui tra realtà virtuale (VR) e aumentata (AR) anche la realtà-realtà ha bisogno di un prefisso (RR). Così, è facile condurre tutto al numero che state per sfogliare: un numero in cui introduciamo alla figura di Harun Farocki, per cui il cinema è strumento per studiare e criticare la cultura visuale, il ruolo delle macchine nel produrre immagini, nel farci guardare e sentire il mondo, e in copertina abbiamo La donna dello scrittore, a lui dedicato da Christian Petzold. Guardatelo, questo suo ultimo, bellissimo film: come sempre c’è una scena, velocissima, in cui vediamo i protagonisti tramite una telecamera di sorveglianza. È una di quelle immagini che registrano la realtà meccanicamente, per il controllo. È lo sguardo (uno dei tanti possibili) di una macchina. E poi c’è il cinema: che fa ridondare la Storia nel presente, che orchestra le rime e gli spettri, che lega i destini e fa sentire i contatti, che mette in ordine il mondo come può, come riesce. Come non riesce, soprattutto, fallendo, non riuscendo a vedere, vedendo solo la propria ossessione, confondendo i morti e i vivi, gli 0 e gli 1. Proprio come una macchina non potrà mai fare.

L'opera-vita di un cineasta unico

Tredicesima edizione della Festa del cinema di Roma, dal 18 al 28 ottobre, come sempre all’Auditorium Parco della Musica della Capitale. Evento centrale, la consegna del premio alla carriera a Martin Scorsese. Il cineasta di New York, da poco diventato anche cittadino italiano (entrambi i suoi nonni paterni venivano da Polizzi Generosa in provincia di Palermo), introdurrà una rassegna di nove titoli, i suoi preferiti del nostro cinema (si sa per certo che uno è Il posto di Ermanno Olmi). Noi lo omaggiamo con un ampio speciale che tiene conto di una carriera lunghissima, e ovviamente straordinaria.

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