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Oggi Free
Emanuele Sacchi dice che Seven Swords è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 09:20.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

In edicola: Martedì, 20 Novembre, 2018

Intervista al regista di L'amica genialeSaverio Costanzo, servizio sulla televisione secondo Umberto Eco, intervista a Alba Rorhwacher, I migliori film italiani: Salò o le 120 giornate di Sodoma, Speciale Cineturismo Sardegna, Serial Minds di Hill House, locandina di L'amore molesto di Mario Martone e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Voci lontane sempre presenti

Per una piccola casa editrice di cui se potessi comprerei ogni uscita, è ora in libreria l’ultimo lavoro di uno scrittore che mi garba. Lui è Patrik Ourednik, il libro s’intitola La fine del mondo sembra non sia arrivata, la casa editrice è Quodlibet. Il senso della fine di Ourednik era già nella pièce teatrale Oggi e dopodomani - Discorsi di cinque sopravvissuti: la catastrofe non «era già con uno schianto», e nemmeno «con un piagnisteo». Era solo miserabile squallore, perché giusto quello l’uomo può permettersi. Deve essere difficile fare il nichilista, direte voi. Ma è un nichilista, Ourednik? Un moralista? Non proprio, e non troppo. Ma non è questo il punto. La legge morale dentro di me, quella che ogni direttore dovrebbe sentire, mi suggerisce pedante: «Giulio, dovresti aprire questo numero parlando del decreto anti-Netflix, o della propaganda tra gli infanti del ministro dell’interno sulla Rai, è questo che detta l’agenda». La taccio per un attimo, perché ci torneremo prestissimo, e in silenzio decido di trascrivere una paginetta di Ourednik. Il capitolo si chiama Dei francesi. Eppure, cara legge morale dentro di me, c’entra meno coi cugini d’oltralpe che con l’agenda che mi suggerivi. Con la cultura, il linguaggio, la responsabilità. Con noi. Con l’omologazione. Il sovranismo. Gli algoritmi. E l’instupidimento.
Buona lettura.

 

«Per qualche tempo, i francesi avevano ritenuto di essere, rispetto alle altre nazioni, i più intelligenti. Si sbagliavano, ma solo a metà: erano i meno stupidi. Perché per valutare il QI delle nazioni il metro da adottare non è quello della ragione, bensì quello della stupidità. Essere il paese più intelligente del mondo non esclude affatto la stupidità. Dopo avevano cambiato idea, e ora ritenevano di essere meno intelligenti di altri. Si sbagliavano, ma solo a metà: erano diventati altrettanto stupidi. Un tempo il cammino verso una stupidità media passava per la cultura. La cultura era un insieme di conoscenze che permettevano di sviluppare il senso critico. All’epoca sembrava importante. In Francia, serviva come moneta di scambio simbolica nelle relazioni sociali: il valore dell’interlocutore era stabilito in base alla sua capacità di simulare l’interesse culturale. Vi fu un periodo in cui questo era condiviso, più o meno, anche dal resto del mondo occidentale, e anche oltre; ma a poco a poco la Francia si era ritrovata sola, ultima vanità di un mondo scomparso, ultima gloria delle fantasticherie degli antichi, riflesso finale di un’illusione impantanata nell’ignoranza crassa e compiaciuta del resto del mondo. Fu allora che i francesi, di fronte al loro isolamento, avevano cominciato a imitare gli altri con pari stupidità, ma senza l’efficacia voluta, o almeno non nell’immediato: ci vogliono una-due generazioni perché la stupidità si stabilizzi in modo permanente. Ma aveva subito visto la luce un nuovo apprendistato, che consisteva nell’insegnare agli ambiziosi a esprimersi come cretini per diventare popolari e indispensabili. Più ministri dell’istruzione pubblica avevano elaborato delle riforme del sistema formativo; uno di loro le aveva sintetizzate in una formula divenuta famosa per la sua franchezza: “Trasmettere la cultura ai nostri figli equivali a renderli inadatti alla vita sociale”».

L'opera-vita di un cineasta unico

Tredicesima edizione della Festa del cinema di Roma, dal 18 al 28 ottobre, come sempre all’Auditorium Parco della Musica della Capitale. Evento centrale, la consegna del premio alla carriera a Martin Scorsese. Il cineasta di New York, da poco diventato anche cittadino italiano (entrambi i suoi nonni paterni venivano da Polizzi Generosa in provincia di Palermo), introdurrà una rassegna di nove titoli, i suoi preferiti del nostro cinema (si sa per certo che uno è Il posto di Ermanno Olmi). Noi lo omaggiamo con un ampio speciale che tiene conto di una carriera lunghissima, e ovviamente straordinaria.

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