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Sergio M. Grmek Germani dice che La capra Penelope è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 20:20.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

Il cast dei sequel di Avatar cresce (ve ne parliamo nella prossima newsletter, nella vostra casella di posta sabato 18 maggio). Per l'occasione vi riproponiamo un confronto critico pubblicato all'epoca dell'uscita del primo film.

Il calciomercato delle piattaforme streaming e dei canali a pagamento, dai destini sempre più intrecciati. Un'analisi di Andrea Bellavita.

Lo scorso 9 maggio è morto a Seattle lo sceneggiatore Alvin Sargent, fra gli sceneggiatori più eclettici e di maggior successo nelle ultime cinque decadi di Hollywood. Suo è Paper Moon , che gli valse la prima nomination agli Oscar. Vi riproponiamo la locandina di Gianni Amelio.

Il 24 maggio arriva su Netflix una nuova serie spagnola che si chiama Alto mare (ve la segnaliamo brevemente nel numero di questa settimana). Avrà il successo di La casa di carta ?

La citazione

«Revolution is my boyfriend»

In edicola: Martedì, 21 Maggio, 2019

Analisi su Hercule Poirot di Emanuela Martini, interviste a Damien Manivel e Pierre Salvadori, prima parte dello speciale Quentin Tarantino, i migliori film italiani: Novecento, ritratto di Bruno Vespa, Speciale Cannes 2019 con la prima parte delle recensioni, Serial Minds di Fleabag, locandina di Pulp Fiction di Quentin Tarantino e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Riscrivere il finale

La cenere digitale in cui erano stati ridotti i supereroi di Avengers: Infinity War si è ormai depositata. E la collocazione del suo seguito, Avengers: Endgame, tra i maggiori successi di sempre al botteghino si va assestando. È tempo di ragionare sul fenomeno, al di là degli schieramenti di campo. Perché se è un fatto che oggi non sia ripetibile l’effetto di un cliffhanger globale come quello di Star Wars: Episodio V - L’Impero colpisce ancora nel 1980, Avengers ha mostrato di disporre di altre carte, grazie a un dittico che nella prima parte si è concentrato sul logos, riempiendo di pseudo-nozioni lo spettatore, e nella seconda ha privilegiato il pathos, per creare una partecipazione profonda del pubblico alle sorti dei personaggi. Un meccanismo, puramente disneyano, concepito per far ridere e piangere: per smuovere emozioni, più che per attivare ragionamenti. La via del sentimento confonde il giudizio, lo altera, abbassa le difese immunitarie: risulta così più difficile accorgersi dell’inquietante simmetria della (ri)soluzione finale di Endgame, o di espedienti narrativi sbrigativi e fragili. Ma di fatto, nonostante la sua modalità - semplicistica, irruenta e invasiva -, oggi è solo attraverso la lente deformante dell’universo supereroico che è possibile rivisitare il nostro passato, per comprendere quello che siamo diventati. Gli anni 60 visti in Watchmen e X-Men: L’inizio, o le citazioni, più o meno subliminali, dalla cultura rock che emergono in Endgame, sono forse poco più di un volgare stereotipo di quel che fu. Eppure di ciò dobbiamo accontentarci se vogliamo che qualcosa resti, si tramandi e arrivi nei luoghi più remoti e impensabili del target presente e futuro. La semplificazione di questi dettagli è in fondo un peccato veniale, nel contesto complessivo dell’operazione. Abbandonando la classica narrazione supereroistica per portarci indietro nel tempo, ripercorrendo la storia di ciascun personaggio, Endgame prova a realizzare il sogno di ogni essere umano: poter riscrivere la propria vita aggiustando le parti corrotte, eliminando le delusioni, rimuovendo i lutti. Un po’ come di recente, su tutt’altro fronte audiovisivo, ha fatto David Lynch con la terza stagione di Twin Peaks, quando con il suo agente Cooper ha provato ad alterare il destino ineluttabile di Laura Palmer. Ma che l’avanguardia d’autore e un blockbuster da oltre 350 milioni di dollari siano giunti alle medesime conclusioni è qualcosa che fa riflettere. E, forse, infonde pure un po’ di speranza.

L'aria diventa elettrica

Dal 14 giugno disponibile su Amazon Prime Video Too Old to Die Young, serie tv noir realizzata da Nicolas Winding Refn. Che in questi giorni la presenta al Festival di Cannes, poco dopo aver lanciato (anche da Milano) un suo sito traboccante di prelibatezze cinefile underground, accessibili gratuitamente, e poco prima di imbarcarsi in nuove, fantasmagoriche avventure cinematografiche ancora top secret. Non piace a tutti il cinema di Nicolas Winding Refn, per gli amici NWR, e va bene così. Però piace a noi, per questo lo speciale. Buona lettura!

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