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Oggi Free
Claudio Bartolini dice che La morte bussa due volte è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 03:45.

Mentre Sky Atlantic HD trasmette la terza stagione di Gomorra - La serie, riproponiamo la riflessione che il giornalista-scrittore fece in esclusiva per Film TV sull’importanza di una fiction televisiva che a trent'anni dalla prima Piovra ha di nuovo il coraggio di raccontare la criminalità organizzata. Un “sistema” che anche il suo libro ZeroZeroZero, a sua volta destinato a ispirare un'altra serie tv diretta da Stefano Sollima, ha saputo descrivere nei suoi connotati transnazionali.

Visconti e il lato positivo della censura, ovvero quando Gianni Amelio vide per la prima volta Rocco e i suoi fratelli .

Prima di Good Time , nelle sale questa settimana, i fratelli Safdie erano già passati tra le pagine di Scanners con Heaven Knows What . Una segnalazione di Ilaria Feole assolutamente da recuperare.

Chicago, Nairobi, Seul, Londra, Città del Messico, San Francisco, Berlino, Mumbai. Sono otto, sono collegati. Da recuperare senza porsi domande.

C'è tutto un cinema che non passa per le sale ma che merita di essere visto, sostenuto, cercato. Due libri per voi che sono anche due inviti a guardare oltre.

La citazione

«Quando la leggenda diventa realtà, si stampi la leggenda (John Ford)»

scelta da
Emanuela Martini

In edicola: Martedì, 14 Novembre, 2017

Sesso e potere: le ipocrisie di Hollywood parte prima, intervista a Leonardo Fasoli, sceneggiatore di Gomorra - La serie, The Square secondo Luca Beatrice, Il cinema sconosciuto della Repubblica di Salò, lettera a Roy Scheider, Serial Minds di The Good Fight, locandina di Benny's Video di Michael Haneke e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Banalità

Da questo numero di Film Tv, con il primo intervento firmato da Alberto Pezzotta, vi proponiamo una serie di articoli analitici e di spigolature personali (anche contraddittorie) sull’affaire Weinstein e successivi, sulle denunce per molestia sessuale che han coinvolto James Toback, Kevin Spacey, Louis C.K., Matthew Weiner e via elencando celebri nomi e cognomi. Una questione che segna l’immaginario, una massa critica di persone abusate che porta alla luce del discorso pubblico un silente sistema di potere, #metoo su #metoo, vittima dopo vittima. Non possiamo che sostenerlo, questo sommovimento. Ma è utile comunque metterlo al vaglio di un pensiero critico e non lasciarlo solo in balia dell’emotività. Capire che dietro un universale, un sistema aberrante che concede al potere di esprimersi e legittimarsi sessualmente, ci sono i particolari. Che se i nomi citati sono esemplari della medesima e repellente idea di mondo, le contingenze possono essere differenti. Che il processo mediatico non è, per fortuna, un processo legale. Capire che la rivoluzione non è un pranzo di gala, certo, ma il discernimento è una buona qualità. Banalità. Ricordare cos’era la neolingua per il George Orwell di 1984: «La neolingua non era concepita per ampliare le capacità speculative, ma per ridurle, e un simile scopo veniva indirettamente raggiunto riducendo al minimo le possibilità di scelta». Guardare la cura con cui l’industria culturale cancella Kevin Spacey dal suo immaginario, uccidendo il suo personaggio in House of Cards, rimuovendo tutte le sue scene da Tutti i soldi del mondo, sostituendolo con Christopher Plummer a un mese dall’uscita in sala annunciata (il 22 dicembre 2017), cancellando Gore su Vidal. Guardare scomparire Louis C.K., sentire le scuse col senno di poi di Mike Schur che si sente colpevole d’averlo scelto nel 2009 per la sua serie Parks and Recreation (d’altronde è solo il miglior comico statunitense), dimenticare il suo film venturo, I Love You, Daddy. Guardare arrancare la Cinémathèque che, dopo aver difeso la retrospettiva su Roman Polanski, cancella quella dedicata a Jean-Claude Brisseau, condannato per abuso sessuale 15 anni fa, non proprio una breaking news. Chiedersi perché. È un modo per colpire questi colpevoli proprio lì, al centro del potere di cui abusano? O è il sostituire ipocrisia ad altra ipocrisia, cambiare il silenzio (non quello delle vittime, ma di un’industria, al maschile soprattutto, che avrebbe dovuto e potuto testimoniare) con la non-visibilità, la prefigurazione di un pubblico che non vuole vedere, a cui bisogna nascondere, di uno spettatore che non è in grado di orientarsi tra spettacolo e realtà? Entrambe le cose, probabilmente. Si deve essere rivoluzionari, in questo discorso e dalla parte delle vittime. E si può non essere scemi. Banalità?

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Nico, 1988 e altre storie

Dopo avere vinto il concorso Orizzonti della Mostra di Venezia 2017, esce in sala il 12 ottobre Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli, sugli ultimi due anni di vita della leggendaria musicista. Ne abbiamo approfittato per sfrucugliare nell'archivio di Film Tv in cerca di servizi che (anche) con la storia di Nico, al secolo Christa Päffgen, e più in generale con quella del rock, avessero un forte legame. A partire dallo straordinario articolo di Mauro Zambellini sulla Woodstock Nation, abbiamo poi raccolto le recensioni dei principali "rockumentary" degli ultimi anni. Una carrellata cinematografica attraverso le immagini e le note delle più grandi rockstar.

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