Scene di Resistenza - Intervista a Laura Gnocchi

Servizio pubblicato su FilmTv 49/2019

Scene di Resistenza - Intervista a Laura Gnocchi


Un progetto monumentale di registrazione e condivisione della memoria: Noi, partigiani, di Laura Gnocchi e Gad Lerner, sarà presentato al Meet the Docs! Film Fest di Forlì.

S etacciare lo Stivale, insieme a un operatore, per fissare in video una memoria in via di spariazione: quella della Resistenza italiana. È il progetto Noi, partigiani, coordinato da Laura Gnocchi e Gad Lerner, che verrà presentato al Meet the Docs! Film Fest di Forlì l’8 dicembre 2019. Ne abbiamo parlato con Gnocchi, ideatrice del progetto: collaboratrice di lungo corso di Lerner, l’ha immediatamente coinvolto.

Cos’è, esattamente, Noi, partigiani?
L’idea è intervistare tutti i partigiani viventi. Non so darti un numero preciso, anche perché naturalmente cambia di continuo, ma si tratta di qualche centinaio di interviste. Una volta raccolte le testimonianze, l’obiettivo è farne un archivio digitale. Ma non solo. Gli ex combattenti che incontriamo ora sono molto anziani, ma allora erano i più giovani: la maggioranza delle figure più rilevanti della Resistenza - quasi tutti i comandanti, per esempio - non ci sono più. Noi vorremmo recuperare tutto il materiale su di loro realizzato da altri in passato, e sistematizzarlo. Dunque: realizziamo interviste nuove da integrare con testimonianze preesistenti per creare un unico archivio. Che sia un monumento alla lotta partigiana non solo virtuale, ma possibilmente anche un luogo fisico, che si possa esplorare e con cui si possa interagire. Come succede a New York a Ellis Island, dove chiunque può non solo accedere a documentazione sulle migrazioni, ma anche cercare notizie sulla propria famiglia, e relazionarsi alla Storia. Però tutto questo è ancora lontano dal concretizzarsi, per ora siamo nella fase della raccolta.

E come sta andando?
È un’esperienza straordinaria, per due motivi. Il primo è che il lavoro è tutto su base volontaria, sia da parte degli iscritti all’ANPI che ci assistono, sia dei giornalisti che conducono le interviste. C’è stata una forte risposta spontanea, tantissime persone si sono offerte di collaborare: è un’operazione preziosa sia di documentazione sia di presidio democratico. Il secondo aspetto riguarda direttamente le storie che filmiamo, che sono così emozionanti, intime, fanno rivivere un mondo che non esiste più e nello stesso tempo sono vive e in un certo senso contemporanee.

Perché avete scelto di utilizzare l’audiovisivo e non, per esempio, trascrizioni cartacee o solo registrazioni audio?
Perché è il linguaggio di quest’epoca storica: raccontarsi per immagini, in prima persona. Le sezioni ANPI conservano da sempre testimonianze scritte, ma la nostra ambizione è quella di aggiungere altri tipi di materiale, finora assenti. Della lotta partigiana ci sono pochissime fotografie, un po’ perché, certo, tutto si svolgeva in segreto, ma anche perché in generale fotografarsi non era un’attività comune e quotidiana. Oggi viviamo nell’era dell’immagine, e in questa cultura visiva cresceranno le prossime generazioni, dunque la scelta di effettuare riprese funziona anche da ponte con il futuro. E poi c’è una vivezza nelle immagini che manca allo scritto, un’immediatezza intima, come quando, nel parlare, qualcuno passa di colpo al dialetto, o si commuove, o gesticola... Noi registriamo la testimonianza così com’è, senza montaggio. Non ci preoccupa lo stile: esistono molti film e documentari bellissimi, noi però stiamo facendo un archivio - e purtroppo siamo partiti tardi, l’urgenza riguarda il contenuto, è una corsa contro il tempo. Le domande che facciamo sono sentimentali, personali, non storiche o politiche. Gli archivi, in fondo, sono una fantastica ossessione e anche una fantastica utopia di conservazione della memoria.

C’è un intento anche di pacificazione, di condivisione di una storia collettiva?
L’Italia ha una vicenda complessa e frastagliata. Ma sono convinta che i luoghi fisici abbiano una forza incredibile, siano capaci di immergerti nella Storia, ed è in questa direzione che lavoriamo.

  • Meet the Docs! Film Fest

    I documentari salveranno il mondo! Lo urlano a gran voce lo spirito e il programma della terza edizione di Meet the Docs! Film Fest, a Forlì dal 6 all’8 dicembre 2019. Organizzato dalla cooperativa Sunset comunicazione con una cordata di associazioni, e con Film Tv come media partner, divide il programma in quattro sezioni: Experimenta, dedicata ai doc sperimentali (con il percorso teatrale di Theatron - Romeo Castellucci di Giulio Boato); Italica, a quelli italiani (tra questi Any Step Is a Place to Practice di avant|post, sul funambolo Andrea Loreni, e I Had a Dream di Claudia Tosi, sulle lotte femministe contemporanee); Glocal, riservata alle piccole produzioni locali (con particolare attenzione al territorio forlivese); e Dal mondo, per le produzioni internazionali. Quest’ultima è la sezione incaricata di percorrere il pianeta attraverso il cinema del reale e di indagare il cuore dei conflitti: da Che fare quando il mondo è in fiamme? di Roberto Minervini, sulle violenze della polizia contro gli afroamericani in Usa, a Allah Loves Equality del pakistano Wajahat Abbas Kazmi, sulle lotte LGBT nei paesi islamici; da I Am the Revolution di Benedetta Argentieri, sulle combattenti laiche in Siria, Iraq e Afghanistan, a Santiago, Italia di Nanni Moretti, sull’accoglienza italiana dei profughi cileni scampati al regime di Pinochet, che tanto risuona con l’attualità. Tra varie sezioni si tende il filo rosso legato alla Resistenza, con la presentazione del progetto Noi, partigiani, e le proiezioni di Nome di battaglia Donna di Daniele Segre e Testimoni - Due storie nella Resistenza di Davide Oriani e Michele Chiaruzzi, quest’ultimo rivolto agli studenti così come Before the Flood, il doc sulla catastrofe climatica narrato da Leonardo DiCaprio. Per tutto il festival, presenti registi, esperti e studiosi; e, tra sabato e domenica, la possibilità di frequentare il workshop di giornalismo cinematografico tenuto dal nostro direttore Giulio Sangiorgio.

    Alice Cucchetti

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