La gabbia dorata

La gabbia dorata
Non (solo) un film su Bettino Craxi: il regista di Hammamet racconta in prima persona il thriller sugli ultimi mesi dell’ex presidente del consiglio e leader del PSI.
Qualcuno mi aiuti a dire che il mio Hammamet non è un film su Craxi. È piuttosto un film su Fausto. E Fausto non è mai esistito. Gli ho dato il nome del ragazzo che interpretò Colpire al cuore, più di trent’anni fa, per segnare un legame che non è di superficie ma di sostanza.
Una notte, tra gli uliveti di una villa tunisina, uno sconosciuto scavalca il muro di cinta, subito intercettato dai militari della sorveglianza che gli scaricano contro i loro colpi di fucile, senza riuscire a scalfirlo. Lo trascinano, dolorante e sporco di fango, davanti al padrone di casa che lo scruta, lo riconosce dagli occhi. Questa è la prima scena dopo i titoli di testa. Poi la storia tra i due continua, oscura come Le catene della colpa, temeraria come Là dove scende il fiume, crudele come Secondo amore...
[L'articolo prosegue su Film Tv n° 01/2020, in tutte le edicole dal 7 gennaio e in digitale a questo indirizzo]
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